LA SALUTE VIEN MANGIANDO

Si parla tanto di «corpo sano e di corpo malato», ma cosa s’intende esattamente per «buona o cattiva salute»?
In buona salute è quell’organismo in cui ognuna delle cellule di cui esso si compone è in uno stato ottimale, vale a dire, che per svolgere a dovere la sue funzioni vitali, ogni cellula ha bisogno di una adeguato drenaggio, di una buona innervazione e di una nutrizione adeguata. Quando una di queste condizioni basiche essenziali interferisce, riducendo la forza vitale dell’organismo, allora si parla di «cattiva salute», ovvero della possibilità dell’instaurarsi della malattia, dovuta ad una diminuzione della forza vitale, causata, principalmente, dall’accumulo di sostanze di rifiuto e di tossine.
La forza vitale può essere espressa in termini di qualità vibrazionale di tutto ciò che vive; e la qualità vibrazionale dipende a sua volta dalla composizione dei liquidi organici, e in particolare dalla loro nutrizione, e verrebbe compromessa dai prodotti del metabolismo insufficientemente neutralizzati e insufficientemente eliminati.
Lo studio della malattia deve comprendere la ricerca degli influssi ereditari, delle caratteristiche che vengono acquisite nel corso della vita, dei fatti scatenanti e delle cause che danno inizio al processo morboso, ma qui ci occuperemo principalmente dell’autointossicazione, come causa del disturbo del naturale equilibrio del corpo.
La qualità dei cibi assunti è in parte responsabile della capacità dell’organismo di opporre resistenza alla malattia, e in alcuni casi è direttamente responsabile di determinate affezioni. Infatti, la qualità delle materie prime utilizzate dal corpo per creare energia, influenza strettamente l’integrità funzionale dell’organismo.
Nel corso del nostro secolo il grado di modificazione che i cibi hanno subito in sede di produzione e di trattamento è stato molto più veloce della capacità di evoluzione e di adattamento dell’organismo, che non è riuscito ad adeguarsi del tutto a queste modificazioni.
Tale fenomeno ha causato una maggiore incidenza delle malattie croniche degenerative. Per evitare l’autointossicazione e favorire, invece, il mantenimento delle funzioni del corpo per una resistenza ottimale alla malattia, è fondamentale il consumo di una dieta alimentare sana, proprio perché, così facendo, si aumenta la possibilità di stimolare e potenziare le capacità di recupero dell’organismo in caso di malattia, sia acuta che cronica. Il primo criterio per un’alimentazione sana è quindi quello della qualità: la qualità del cibo dipende dal fatto che esso venga consumato allo stato più naturale possibile.
La raffinazione e il trattamento dei cibi, provocano una perdita di vitamine, minerali ed oligoelementi, il cui equilibrio e la cui interazione non possono essere soddisfacentemente sostituiti da prodotti sintetici. In particolare, la raffinazione dei cibi, per esempio dei cereali, provoca una perdita di materiale fibroso, che è essenziale per la normale attività del tratto digerente. Infatti, gli additivi chimici e i conservanti che si accumulano nell’organismo provocano tossine che interferiscono con i processi enzimatici essenziali, lo stesso vale per i fertilizzanti chimici e gli anticrittogamici che vengono somministrati ai vegetali durante la loro crescita.
I vantaggi di un’alimentazione costituita da cibi non trattati ai fini della prevenzione della malattia, sono stati evidenziati in vari studi condotti presso numerose tribù contadine, principalmente in India, e hanno rilevato la relativa assenza di malattie croniche degenerative degli indiani che vivevano in seno alle tribù rispetto a quelli che abitano in città.
Come abbiamo visto, uno dei più importanti fattori scatenanti del processo morboso è la tossiemia determinata dalle sostanze di rifiuto del metabolismo, che provocano fermentazioni intestinali, e delle sostanze inquinanti del suolo in cui vengono coltivate le materie prime.
Gli alimenti sono in grado di compiere la loro funzione biologica in modo ottimale solo se viene rispettato il principio di integrità in ogni fase della loro produzione, la qualità della nutrizione è governata proprio da tale principio “dell’integralità della catena alimentare”, che inizia dal suolo.
L’uso di sostanze chimiche, quali fertilizzanti, anticrittogamici, aromatizzanti, coloranti, conservanti, sia in sede di coltivazione delle piante, che di trasformazione dei cibi, impone all’organismo di chi le
consuma un carico tossico che a lungo andare interferisce sulle funzioni enzimatiche compromettendo l’integrità cellulare. La forzatura delle piante destinate al consumo da parte dell’uomo (e degli animali) compromette la loro qualità perché i fertilizzanti artificiali favoriscono la perdita degli oligoelementi, presenti, invece, nei concimi organici. I minerali presenti nel suolo, infatti, condizionano la materia organica delle cellule vegetali regolandone il metabolismo. Quando queste piante vengono ingerite, il metabolismo delle cellule, umane e animali, viene alterato dagli stessi fattori. L’eccesso di ioni solubili di certe sostanze chimiche presenti nei fertilizzanti artificiali, provoca uno squilibrio degli elementi presenti nel suolo che si riflette sulla crescita della pianta. Per esempio, l’uso di fertilizzanti azotati fortemente concentrati, fa’ diminuire il rame utilizzabile, così come l’eccesso di fosforo fa diminuire lo zinco utilizzabile e un eccesso di calcio fa diminuire il magnese utilizzabile. Squilibri che in ultima istanza danneggiano il consumatore, uomo o animale che sia.
Quindi, come abbiamo visto, i cibi industriali possono alterare la salute perché provocano una riduzione della forza vitale delle cellule. A sua volta, la ridotta capacità di adattamento, può rendere l’organismo meno tollerante nei confronti di determinati alimenti, come nel caso dei carboidrati raffinati, e in particolare lo zucchero, che, se assunti in quantità eccessiva favoriscono un’ampia gamma di disturbi.
Data l’eliminazione, tramite il processo di purificazione, dei componenti fibrosi e di altri elementi essenziali, essi generalmente vengono assorbiti troppo in fretta con conseguente “iperinsulismo”, condizione nella quale il pancreas produce più insulina di quanta ne occorre, volta per volta, per convertire lo zucchero in energia. Il ripetersi di risposte eccessive da parte del pancreas provoca fasi di ipoglicemia (bassa concentrazione dello zucchero nel sangue), che possono contribuire alla comparsa di una serie di alterazioni che diminuiscono la capacità dell’organismo di fornire energia per le funzioni nervose, immunitarie e di respirazione.
Apportare piccoli cambiamenti alle abitudini alimentari e di consumo, è qualcosa che possiamo fare personalmente per contribuire alla tutela nostra, e della Terra, scegliendo prodotti non modificati, verificando che i terreni non siano stati trattati con fertilizzanti chimici, per una garanzia di purezza e genuinità.